Ugo SFORZA Italian, 1886-1948

Ugo Sforza fu uno dei più grandi artisti teramani vissuti nel periodo a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento. Fu portavoce dell’arte decorativa italiana, simbolo di una tradizione artigiana destinata a lasciare spazio al razionalismo degli anni Trenta e Quaranta.

 

Non fu solo un artista decoratore, ma anche pittore da cavalletto proponendo temi laici e religiosi insieme a tematiche pastorali per nulla scontate. Magnifiche le sue rappresentazioni paesaggistiche.

 

L’artista nascque a Teramo in quella che oggi è via Mario Capuani. Molto probabilmente fu il padre, Federico Sforza, che sin dagli inizi lo instradò verso il mestiere dell’artista. Frequentò la Scuola Comunale del Disegno e conobbe l’arte decorativa in senso stretto a Milano, dove fece praticantato per le botteghe e le maestranze locali.

 

Tornato a Teramo, esordì come decoratore aprendo uno studio presso l’altana di Palazzo Cerulli Irelli e iniziò a frequentare artisti del calibro di Gennaro Della Monica, Cesare Averardi, Luigi Cavacchioli, Pasquale Morganti e Pietro Lagalla, assumendo subito un profilo molto popolare nella città.

 

Durante la Prima Guerra Mondiale fu impiegato come bersagliere ciclista e inquadrato nell’11° reggimento nel quale conobbe Benito Mussolini. Di questa conoscenza ce ne parla Pasquale Fabbri in un articolo del 14 luglio 1930 de “L’Italia Centrale” (bisettimanale).

 

Esemplari furono i lavori svolti dall’artista intorno al 1929, a seguito dei Patti Lateranensi, che permisero il rinnovamento e la decorazione ex novo di molte chiese e cappelle, di cui ricordiamo in particolare la decorazione della chiesa di San Bartolomeo a Teramo.

 

Nelle varie Rassegne Regionali dell’Arte dagli anni Venti agli anni Trenta, Sforza viene sempre citato come artista del quale si apprezza la vena post impressionista, insieme al tocco decorativo di derivazione barocca.

Negli anni Trenta si registra un cambiamento nello stile di Sforza, dovuto ai condizionamenti del realismo piacentiniano e alla retorica fascista, che portarono alla fine della tradizione decorativa.

 

A Sforza venne riconosciuta la capacità di mantenere una propria identità nonostante transitò in un’epoca particolarmente complessa, una fase di passaggio e di profonde trasformazioni.