Curiosità romane I

 Cari Amici,

                                         

in questo periodo in cui (forzatamente o no) si ha più tempo per leggere, meditare e dedicarsi all’arte, ho pensato di offrirvi qualche “pillola” sulla strada in cui si trova la nostra galleria: via Alibert.

Questa strada del Tridente romano, pur essendo breve, ebbe ed ha tutt’oggi un ruolo importante: essa funge da collegamento tra le vie del Babuino e Margutta, storiche strade di artisti.

 

    

 Interno della galleria Paolo Antonacci con un'installazione di Baldo Diodato 
 
 

Ma non è tutto: questa strada conduceva al Teatro d’Alibert che nel ‘700 fu tra i più rinomati di Roma.

In questa via ebbe anche sede nel XIX secolo la fabbrica di mosaici del famoso Giacomo Raffaelli.

Nei locali dove oggi abbiamo la galleria fu per anni ospitata la celebre trattoria Nanna Aliberti, frequentata dagli artisti e abitué delle vicine strade.

Vi lascio dunque agli scritti della storica Francesca Di Castro alla quale va il mio affetto e i miei ringraziamenti.

 

 

In antico conosciuta col nome di vicolo del Carciofolo, con chiaro riferimento agli orti sulle pendici del Pincio, la strada è già presente nella Pianta di Roma del DuPérac del 1577.

Il nome Alibert o Aliberti deriva da quello del conte Giacomo d’Alibert che possedeva qui dei terreni ricevuti nel 1663 in dote dalla moglie Maria Vittoria Cenci, terreni sui quali aveva realizzato un campo per il gioco della Pallacorda, uno sport antenato del tennis, in attesa di costruirvi un teatro, sogno accarezzato da tempo. 

 

Pianta di Gianbattista Nolli, 1748

 

Sarà però suo figlio Antonio a realizzare il suo sogno edificando all’angolo con via Margutta il Teatro d’Alibert o delle Dame, inaugurato nel gennaio 1717, che sarebbe diventato in breve tempo uno dei teatri di maggior successo di Roma.

Successo che continuò fino all’Ottocento, quando, acquistato dal principe Alessandro Torlonia, fu completamente ricostruito dall’architetto Nicola Carnevali; il teatro verrà poi distrutto da un incendio doloso nel 1863. 

 

Sheila McKinnon, dalla pianta Maggi, 1625

 

 

Tuttavia il nome sarà ereditato da un albergo edificato sulle sue ceneri da Baldassarre Pescanti nel 1872.

Adiacente all’albergo, in quello che era stato il Ridotto del teatro, verrà ospitata dal 1870 al 1883 l’Associazione Artistica Internazionale che qui organizzò le prime esposizioni, per poi trasferirsi a via Margutta 54, negli Studi Patrizi.

 

Targa sopra numero civico 15 di via Alibert

In via Alibert 16a, esattamente dove oggi è la Galleria Paolo Antonacci, già nel Seicento vi erano delle piccole unità abitative adibite a rimessaggio che verranno trasformate del Settecento per abitazione dei fratelli Raini, proprietari di una fabbrica di amido e cipria, che producevano nei vasti cortili retrostanti. Tra il 1827 e il 1830 il mosaicista Giacomo Raffaelli acquistò in più riprese i numeri civici dal 15 al 17, proprietà dell’amidaro Raini, affidando all’architetto Giuseppe Valadier, che già aveva edificato per lui il palazzetto ad angolo su via del Babuino, di accorpare i fabbricati e uniformare le facciate: a lavoro terminato, gli edifici avevano assunto l’aspetto che ancora mantengono e lì, Giacomo Raffaelli poté finalmente realizzare il suo sogno di una “fabbrica di mosaici in grande”, una moderna azienda, che continuerà a prosperare per tutto l’Ottocento.

 

                                            

                           a)                                                                                 b)

a) Via Alibert vista da via del Babuino           

b) Borioni, Villa Medici vista da via Alibert, 1852, fotografia

 

In via Alibert si riuniva anche l’Accademia Inglese di Belle Arti, già esistente nel 1797 e la Società Britannica ed Americana per lo Studio delle Antichità Romane, fondata da John Henry Parker nel 1868.In fondo al vicolo, sui terreni della famiglia Naro che salivano verso il Pincio, nel 1886 verrà costruita la chiesa di San Giovanni Battista de La Salle, che andrà a far parte del complesso del Collegio San Giuseppe dei padri Lasalliani della Congregazione delle Scuole Cristiane, complesso che ancora oggi si estende da via Alibert fino a piazza di Spagna e che chiuderà la visuale su Villa Medici. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nel locale corrispondente al n.16a, troviamo la celebre Trattoria della Sora Nanna Aliberti, dove tutti gli artisti e i residenti di via Margutta erano soliti incontrarsi, famosa per il vino dei Castelli e per la cucina romana, come romani veraci erano i proprietari, Anna ed il marito Guglielmo, coadiuvati dal figlio Romoletto, vivacemente descritti dall’antiquario Augusto Jandolo, frequentatore assiduo della trattoria e scrittore brillante, che aveva il negozio, in quegli anni, proprio all’angolo tra via Alibert e via del Babuino. È lo stesso Augusto Jandolo che rivela il vero nome di Nanna, Anna Ascani, e riferisce la vox populi – o meglio quella di Hans Barth dalle pagine del suo Osteria. Guida spirituale delle osterie italiane – secondo la quale l’ostessa sarebbe stata in gioventù la modella preferita di Anselm Feuerbach.

 

                                                                      

Antica Osteria della Sora Nanna, inizio ‘900                                                                       La Galleria oggi

 

La Trattoria della Sora Nanna divenne in seguito la Trattoria Colombo, ancora attiva negli anni Sessanta del Novecento e sempre punto di aggregazione del piccolo, eterogeneo mondo di via Margutta.

Negli anni Novanta, negli stessi locali aprirà la sua prestigiosa vetrina la Fratelli Alinari S.p.A, la storica azienda fotografica fiorentina ininterrottamente operante dal 1852.

Così come Paolo Antonacci continua la tradizione antiquaria in questi stessi ambienti dove si è trasferito nel 2016 proveniente da via del Babuino 141a, proseguendo l’attività familiare iniziata nel 1916 dal nonno Emanuele a via del Babuino 146, e perseguendo gli stessi fini: la conoscenza e la conservazione dell’arte e della storia dell’arte attraverso le sue mostre a Roma e all’estero.

 

Francesca Di Castro

 

T. LÆSSØE (1816-1878), Veduta di Villa Medici da via Alibert, già Galleria Paolo Antonacci

 

 

Dicembre 14, 2020