Carl Max Gerlach Antoon QUAEDVLIEG
Mostre
Esposizioni: La Campagna Romana da Hackert a Balla, Museo del Corso, Roma, 22 novembre 2001 – 24 febbraio 2002, catalogo n. 70, De Luca Editore
Literature
Catalogue no. 18, entry by C. Nordhoff, Fratelli Palombi Editore. La Campagna Romana da Hackert a Balla, Museo del Corso, Rome, 22 November 2001 – 24 February 2002, catalogue n. 70, De Luca Editore.
Il dipinto, eseguito dal pittore olandese Carel Max Quaedvlieg in collaborazione con l’inglese Robert Alexander Hillingford – che presumibilmente dipinse le figure – rappresenta un episodio della cosiddetta “festa degli artisti tedeschi” del 1856, anno in cui il luogo prescelto per la colorita adunata fu la Torre Salaria sulle rive dell’Aniene, che si scorge sulla destra del dipinto.
A questa storica tradizione diede vita la cosiddetta “Società di Ponte Molle”, un’associazione di artisti tedeschi stabilitisi a Roma, i quali sin dall’inizio dell’Ottocento usavano recarsi a ponte Milvio per dare il benvenuto ai compatrioti in arrivo nella Città Eterna, per poi scortarli allegramente sino alle locande del quartiere tedesco a piazza di Spagna. Le feste di questa Società ebbero ben presto una certa risonanza e molti artisti di altre nazionalità, personaggi famosi e talvolta gli stessi romani vi presero parte; tra questi il figlio di Johann Wolfgang von Goethe, August, che partecipò ad una loro festa il 25 ottobre del 1830.
Dopo il 1845 il gruppo cambiò nome, diventando la Deutscher Künstler-Verein, “Associazione degli artisti tedeschi”. Nel 1856, data del nostro dipinto, la Società era presieduta dal pittore Carl Haag.
Il luogo più suggestivo scelto dagli artisti, per festeggiare il loro carnevale, fu quello delle grotte di Cervara: vaste cave di tufo situate lungo la riva dell’Aniene a circa un chilometro a monte di ponte Mammolo.
Le feste, interrotte durante i moti del 1848-49, furono riprese nel 1850, ma non più nelle grotte di Cervara: il capitolo di Santa Maria Maggiore, proprietario del terreno, aveva infatti interdetto agli artisti l’accesso alle grotte. Per questa ragione essi si radunavano prima a Castelfusano e poi per diversi anni nei pressi di Castel Giubileo vicino alla via Salaria: lì nel 1855 prese parte alla festa anche Luigi I di Baviera.
A causa della situazione politica, verso la fine degli anni Cinquanta la tradizione fu nuovamente interrotta fino al 1869, quando ci fu una breve ripresa con il ritorno alle grotte di Cervara. Le antiche cave furono usate un’ultima volta per le festività del 1890; dopodiché la tradizione si spense.
Spettava al presidente della Società l’organizzazione della festa, che consisteva di lauti banchetti in cui si versavano grandi quantità di vino, travestimenti scherzosi e gare tra gli artisti che vi prendevano parte; in questa festa si mescolavano elementi del carnevale romano con tradizioni tedesche, al punto che i romani stessi ribattezzarono l’evento come il “carnevale dei tedeschi”.
L’organizzazione della festa richiedeva non solo denaro, ma anche un lungo periodo di preparativi: si dovevano predisporre cavalli e asini per il viaggio, dovevano essere preparati l’allestimento artistico, i costumi, bandiere e carri per il trasporto. Gli artisti tedeschi, ai quali si aggiungevano anche artisti di altre nazionalità, si riunivano già settimane prima al Caffè Greco per organizzare il tutto, e nei loro studi si dipingeva, si cucivano i costumi e si inventavano i versi poetici per le arringhe e per la tradizionale iscrizione su una delle pareti delle grotte di Cervara che accompagnava ogni festa. Alla fine tutto il gruppo veniva diviso in coorti sotto la guida di centurioni: c’erano la cavalleria con gli asini e i cavalli, l’artiglieria e la fanteria e persino una polizia interna col compito di badare all’ordine della festa.
Arrivato il grande giorno, i partecipanti si radunavano vicino a Porta Maggiore per indossare le maschere e i costumi fantasiosi (in quel periodo dell’anno non era permesso l’uso dei costumi in città): sventolavano bandiere, suonavano trombe e rullavano tamburi, tra i quali si sentiva il ragliare degli asini. Giunto il grande carro trionfale con il presidente della Società, i presenti si ponevano in marcia a suon di musica e canto verso le grotte di Cervara. Una prima pausa si faceva a Tor de’ Schiavi, presso la Villa dei Gordiani, dove si consumava la prima colazione (un dipinto di Carl Werner, già di proprietà della Galleria Paolo Antonacci, raffigura appunto l’adunata presso la Villa dei Gordiani nel 1846, anno in cui proprio il pittore era presidente della “Società di Ponte Molle”); dopodiché si proseguiva per le grotte di Cervara, dove gli addetti ai pasti preparavano un lauto banchetto. Durante la giornata i partecipanti si impegnavano nelle varie gare in programma, tutte con premi fantasiosi; apice della festa era il momento in cui si scagliavano lance contro l’arcinemico di tutti gli artisti, il critico d’arte, rappresentato da un ritratto stilizzato su un disco di cartone, caratterizzato con la penna e gli occhiali. All’imbrunire quindi si tornava a Roma.
L’episodio qui ritratto raffigura l’arrivo del gruppo alla Torre Salaria; alcuni personaggi sulla destra si accingono a stappare fiaschi di vino, altri agitano bandiere e stendardi e alcuni di loro indossano costumi particolarmente fantasiosi. È possibile identificare l’elegante figura sul suo cavallo nero, e il suo seguito, con il principe Alberto di Prussia (fratello minore dei re prussiani Federico Guglielmo IV e il suo successore Guglielmo I, più tardi imperatore tedesco), che secondo la testimonianza di Noack sarebbe arrivato a Roma il 14 marzo del 1856. Al centro della composizione è il presidente della Società, Carl Haag, con tanto di scettro e di costume, sul quale converge l’asse visivo creato dalle due diagonali che si dipartono dagli estremi del dipinto, su di un festoso carro trainato da una coppia di buoi.